FONDOVALLE SANGRO. LA STRADA PIU’ PAZZA DEL MONDO…SEMPRE PIU’ PAZZA. PRENDETE IL COLLIRIO…

Squillano le trombe oggi in Abruzzo. Il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale della regione Abruzzo ha deciso che il progetto di completamento della Strada Fondovalle Sangro non deve essere assoggettato a Valutazione di Impatto Ambientale. Stiamo parlando di 5,4 km di statale da realizzare tra Gamberale e Civitaluparella.

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Oggi, quindi, parliamo del completamento della Fondovalle Sangro, un’opera attesa da decenni. Credo che proprio chi l’attende da anni debba fare molta attenzione alle informazioni che darò in questo articolo e riflettere attentamente, prima di iniziare a dire: i soliti ambientalisti del NO.

Premetto che non sono contrario all’opera. E’ vero che io in Italia non spenderei più un euro sulle strade per dirottarli tutti su ferro e trasporto pubblico nelle aree urbane e sulla manutenzione dell’esistente che ormai sta venendo giù. Qui si tratta di collegare due tronconi di strade esistenti e…passi! Conosco bene l’area, percorro l’attuale strada, molto tortuosa, abbastanza spesso.

L’opera costa un po’, 120 milioni di euro, in parte derivanti dal decreto Sblocca/sporca Italia. Oltre 22,2 milioni di euro a chilometro.

Prima di spendere questa cifra, che viene anche dalle mie tasche, in un periodo in cui in Abruzzo si chiudono i punti nascita di diversi ospedali, starei molto, molto attento a come vengono spese le misere risorse e vorrei essere sicuro che questi fondi siano utilizzati efficacemente.

Con questo approccio collaborativo due mesi fa ho letto lo Studio Preliminare Ambientale depositato dall’ANAS per le osservazioni (45 giorni). E’ l’elaborato che dovrebbe evidenziare criticità e problematiche ambientali da risolvere.

Sono andato alla parte faunistica. Non sapevo se ridere o piangere. Errori e strafalcioni, nomi di piante ed animali sbagliati, copia-incolla evidente. Il “Tichodroma muraria” messo negli ambienti agricoli tra fagioli e fave. Voi direte: e quindi? E’ il picchio muraiolo, specie che vive nelle gole rocciose della Majella. Probabilmente non si sono accorti del problema perché hanno copiato solo i nomi latini e li hanno messi a casaccio. Il nome latino dell’Averla piccola, Lanius collurio, specie tutelata a livello comunitario, storpiato più volte in “collirio“; i nomi di altre specie che dovrebbero essere presentati con il binomio latino, introdotto da Linneo 300 anni fa, “dimezzati” come nel caso di “Hortulana” e “Apus“.

Qui sotto una delle tabelle con questi strafalcioni (cliccate per ingrandire).

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Non è una questione di nozionismo. La procedura è fatta per capire gli impatti ambientali, lo stato del territorio e prendere gli opportuni provvedimenti progettuali.

Andate al medico che vi prescrive una medicina. Vi recate in farmacia e il farmacista si accorge che il nome è sbagliato, e che si tratta di farmaco per un’altra malattia. Vi arrabbiereste? Inoltre può venirvi il dubbio che chi adotta un approccio simile su questi argomenti potrebbe avere la stessa cura quando affronta altri argomenti, magari ancora più delicati degli uccelli e delle piante, come il rischio frane (su questo punto ne vedrete delle belle più sotto!).

Come presidente della Stazione Ornitologica Abruzzese decido che è poco dignitoso per la mia associazione presentare le osservazioni entro i termini. Penso che noi cittadini non dobbiamo perdere il nostro prezioso tempo dietro documenti che in qualsiasi paese civile sarebbero stati rimandati indietro, per evitare figuracce, con la pubblicazione, a chi li ha presentati.

Faccio quindi passare alcuni giorni e scrivo una lettera di fuoco alla Regione e al Ministero dell’Ambiente, che trovate qui Lettera_SOA_03_02_2015_anas

Metto nero su bianco, testualmente, che la lettura degli elaborati dell’ANAS ha “suscitato in noi un sentimento misto di ilarità, indignazione e rassegnazione

Aggiungo, inoltre, che dal punto di vista faunistico l’area è molto problematica per l’incidentalità con la fauna selvatica e che non è certo con questa superficialità che si possono immaginare le opportune scelte progettuali (per dire, in altri paesi è ormai normale costruire ecodotti di attraversamento e gli specialisti biologi siedono negli uffici delle strutture equivalenti alle nostre ANAS e Ministero dei Trasporti.). http://en.wikipedia.org/wiki/Wildlife_crossing

Faccio notare che la regione Abruzzo ha una marea di cause con automobilisti. Ricordo che si può morire per incidenti con cinghiali, lupi, cervi e caprioli.

Ma questo è nulla. Qui trovate il verbale integrale del Comitato Valutazione di Impatto Ambientale. variante_2471_ANAS

Se tenete ai vostri soldi leggetelo tutto, soprattutto l’istruttoria preparata per il Comitato dai tecnici della regione.

Qui qualche passaggio tra i più esilaranti (o tragici, scegliete voi).

Partiamo dal rischio frana.

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Tradotto, se a voi chiedono: abbiamo due aree, una a rischio moderato, una a rischio elevato, voi dove preferite far passare un’opera pubblica? Nell’Italia che frana (in tutti i sensi) per l’ANAS la risposta è semplice: nell’area a rischio maggiore!

Provare per credere. Questa è la mappa tratta dagli elaborati presentati al V.I.A.  In arancione le aree a rischio frana molto elevato, in giallo le aree a rischio elevato, in verde quelle a rischio moderato. Ci sono 5 soluzioni possibili, l’ANAS si lancia sulla linea rossa, che viene approvata dal Comitato. Quella che attraversa le aree a maggior rischio!

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Sarà una coincidenza ma proprio oggi il quotidiano il Centro ha pubblicato una notizia su una strada nella stessa provincia, Chieti. Una frana ha interessato una variante costata 10 milioni di euro e realizzata in aree…a rischio frana riconosciuto già all’epoca della progettazione! Seguono diverse dichiarazioni di politici che avevano avvisato i colleghi del pericolo senza ottenere risultati.

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Zitti, bisogna far presto! Realizzare l’opera, siete i soliti disfattisti.

La cosa straordinaria è che l’ANAS ha impiegato quasi un decennio per realizzare il primo lotto dell’arteria – questo è il secondo – la cosiddetta variante di Quadri.

2 km alla modica cifra di qualche decina di milioni di euro. Indovinate un po’, i ritardi sono stati causati da una…frana (quella in arancione in alto a destra dell’immagine) http://www.primadanoi.it/gallery/546621/Abruzzo–Variante-Quadri–la.html!

Il verbale del Comitato riserva altre sorprese. E se, una volta trovato finalmente il nome giusto del farmaco, il medico vi sbaglia la dose?

Qui gli istruttori della regione rilevano che l’ANAS ha dato cifre diverse sui materiali da utilizzare in pagine differenti degli elaborati.

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Suvvia, e che saranno mai alcune decine di migliaia di mc in più o in meno di materiali!

Fa quasi tenerezza, a questo punto, la frase relativa alle precauzioni proposte da ANAS in caso di ritrovamento (sotto una benna oppure sotto un cingolato? ndr) di animali dormienti in letargo. L’ANAS, bontà sua, li sposterebbe delicatamente in altri luoghi…

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Ma arriva subito l’istruttore della Regione che ricorda al Comitato che è vero che l’opera è fuori da Siti di Interesse Comunitario (SIC, è il caso di dirlo…) ma ha incidenza su ambiti fluviali che, a monte e a valle, sono SIC. C’è la Lontra che, cattivona, mica si sta ferma dentro i confini dei perimetri di linee sulle carte dove la vogliono costringere!

Quindi ci vorrebbe lo Studio di Incidenza Ambientale che ANAS non ha presentato e che, in teoria, siamo in Italia, come dicono le stesse norme della Regione, è obbligatoria anche quando gli interventi, pur essendo esterni all’area SIC, hanno potenziali (ripeto, anche solo potenziali) ripercussioni sul sito e sulla Lontra che vive nelle acque del Sangro.

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Vabbè, il Comitato abbona in cavalleria all’ANAS lo Studio di Incidenza Ambientale ma prescrive un rigoroso studio sulla Lontra.

Se riuscite ancora a trattenere le lacrime, permettetemi una digressione.

Nel 2008, quando il progetto del primo lotto tornò per una “revisione” al Comitato V.I.A. reggente l’Arch. Sorgi, mi accorsi che una parte del viadotto era interno al SIC (la traccia in nero).

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Preparai quindi una segnalazione per il WWF (allora ero referente acque di questa associazione) che fu recapitata al comitato. La Valutazione non si fece ma promisero, Regione e ANAS, di realizzare in concreto gli interventi senza far allungare i tempi per un’opera così attesa. Non si fece la Valutazione di Incidenza ma si misero delle prescrizioni.

Anche il verbale di ieri del Comitato VIA ricorda questo passaggio.

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Io stesso accompagnai la Prof. Loy, massima esperta in Italia sulla Lontra nonché scopritrice della presenza della specie sul Sangro, nella sede dell’ANAS a L’Aquila.

Poi facemmo un sopralluogo sul cantiere a Quadri. Ok, mandate le carte, fate un accordo con l’Università, qui si potrebbe fare un sottopasso, qui una rete ecc.ecc.

L’ANAS, però, si dileguò!

Ora, dopo 7 anni, con il primo lotto realizzato, rispuntano le stesse prescrizioni!

L’ANAS però riconosce che la Stazione Ornitologica Abruzzese aveva ragione e…promette al Comitato di correggere negli elaborati gli strafalcioni!

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Chiaro, se tra 200 anni qualcuno dovesse ritrovare qualche faldone, evitiamo almeno di passare per superficiali!

Come se il problema è la correzione di bozze e non il significato di sbagliare l’habitat di una specie in fase di progettazione, passaggio fondamentale per capire gli impatti. Il problema è come si scrive, non capire.

Torniamo a cose serie (!), gli istruttori della regione segnalano la mancanza di qualche carta. Voi direte: cosucce, pinzillacchere. Vi invito a leggere. Manca lo studio geologico (che non è stato mandato al Comitato VIA, come se la Valutazione di Impatto non comprendesse questi problemi), quello idrologico, il calcolo di stabilità dei versanti…vogliamo continuare?

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La riunione del Comitato finisce quindi in gloria, con l’approvazione e tanti timbri e firme.

Cosa aggiungere: io continuerò, come semplice cittadino, a cercare di far migliorare il progetto (io avrei scelto di rettificare un po’ la strada esistente adeguandola) cercando un dialogo con qualche persona che dentro le istituzioni vuole cercare di fare bene e mandando qualche nota a Bruxelles.

A voi, cari automobilisti e cari contribuenti, non resta che incrociare le dita!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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